Liber


Quando le opere d’arte nascono dagli scarti: Una seconda vita ai libri

Liber è il nome d’arte che, l’artista Vittorio Venturini, ha scelto per indicare con coerenza ed eleganza il materiale che utilizza per produrre le sue opere: I LIBRI. Imprenditore, con alle spalle un’esperienza da musicista e compositore (Borsa di Studio per autori e compositori alla scuola di Mogol), da circa 7 anni ha intrapreso un percorso artistico utilizzando i materiali di scarto della legatoria in cui lavora.

“L’essenza della mia ricerca sta nel liberare i libri dalle parole e trasformare lo strumento della comunicazione per eccellenza, nel soggetto della comunicazione, elevando lo scarto ad opera d’arte” – racconta l’Artista.

La sua è una ricerca artistica piuttosto curiosa, non è una tecnica pittorica e non solo scultorea. Si tratta piuttosto di una rielaborazione di materiali cartacei del tutto personale frutto di esperienze e conoscenze tecniche, ma anche di visioni e concetti che Venturini ha voluto esprimere attraverso il suo linguaggio artistico.

Amputare i libri da parole, immagini e scarti di produzione è un passaggio obbligato per farli diventare opere, per farli rivivere e per riaffermare il loro valore.



Textur

“Nelle mie composizioni - racconta - il libro viene tagliato ed inserito in tavolette di resina (opere bi-facciali con differenti soggetti: città, alberi, uomini stilizzati, ecc.), oppure ricomposto in tanti elementi uniti per formare delle sculture``.
Le parole tagliate si trasformano in textur: non comunicano più attraverso il senso etimologico, ma per la forma ed il colore che, insieme alla materia della carta, tagliata, fresata, bruciata e ricolorata, diventano elemento grafico e immagine. Il libro non racconta più la storia stampata al suo interno, ma comunica se stesso: una specie di sacrificio fisico per renderlo nuovo, non solo nella forma, ma anche nello spirito.

mostra-venturini


“La cultura è la salvezza dell’essere umano.
Se fare cultura costa in tutti i termini,
il non fare cultura costa molto, ma molto di più”

– Matteo Luteriani